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Paese

Dati Generali
Il paese di Laerru
Laerru è un Comune della provincia di Sassari. È situato sul pendio dell´altopiano di Tanca Manna, a 165 metri sul livello del mare. Conta 1000 abitanti. Dista 51 km da Sassari. Il nome Laerru, che nei documenti antichi appare anche come Lauerru o Lauirru, deriverebbe dal latino alaternus, fillirea, per la diffusa presenza di questa pianta sul territorio.
Il territorio di Laerru
Altitudine: 57/455 m
Superficie: 19,95 Kmq
Popolazione: 1029
Maschi: 517 - Femmine: 512
Numero di famiglie: 382
Densità di abitanti: 51,58 per Kmq
Farmacia: via Roma, 56 - tel. 079 570292
Guardia medica: (Sedini) - tel. 079 588846
Carabinieri: (Sedini) va Nazionale, 47 - tel. 079 588822
Polizia municipale: via Deledda, 4 - tel. 079 570013 - 570063

Storia

LAHIRRU o LAERRU, villaggio della Sardegna nella provincia e prefettura di Sassari, e nel mandamento di Castelsardo. Contienesi nell’Anglona, antico dipartimento del regno del Logudoro.

La sua situazione geografica è nella latitudine 40° 48' 30", e nella longitudine occidentale dal merid. di Cagliari 0° 18'.

Giace nella valle d’Anglona sulla estrema falda del Sassu di Nulvì, coperto a quasi tutti i venti dalle molte eminenze che formano le sponde di quel bacino. È intenso il caldo nell’estate e il fredd’umido nell’inverno, frequentissima, densa e dannosa la nebbia, e l’aria perniciosamente insalubre alle persone avvezze a miglior cielo.

La superficie di questo territorio sarà di circa 6 miglia quadrate.

Le principali eminenze sono Sa Rocca rutta e Sa Rocca manna, tra le quali apresi la strada a Castelsardo; il Canargiu, che sorge presso il territorio di Martis, dove scorre il rivolo dello stesso nome; quindi il Texu, al cui piè scorre il ruscello di Ortola, tributario del fiumicello che prende origine dal colle Ultana, nella cui sommità si credette essere stato un castello, e che nella falda ebbe un’antica popolazione, come è certo da’ molti indizii, e dopo questi quelle piccole eminenze che dicono Sattarza, dove si tagliano ottime pietre focaje. Le roccie dominanti sono le calcaree.

Spelonche. Le concavità naturali sono non rare in questo territorio. Fra l’altre è a vedersi nella tanca dessu Chercu quella che dicono di Lecaru. Il primo suo spazio vuolsi capace di circa 3 mila pecore, e se poi avanzi con fiaccola entri in recessi dove formasi giornalmente l’alabastro e sono acque freschissime. Queste danno origine al ruscello Canargiu che prima che si perdesse nella cussorgia di Concula, dove si aprirono grandi fessure, traversava l’abitato, e così lo innondava che le botti ne’ magazzini si levavano a galla.

Acque. Le principali fonti sono le denominate di Sinìsi, di s. Ciriaco, la comunale Funtana-manna, Turreddu e Ortola. Quest’ultima è la più abbondante, la prima stimasi la migliore. I rivi formatisi vanno nel fiume della valle proveniente da monte Lella. Questo non è traversato da alcun ponte, e però nelle piene invernali vieta le comunicazioni essendo troppo pericoloso il tentare i guadi, e quello pure che è più usato di monte Turundu. Le sue sponde sono amene per la bella vegetazione che vi si spiega, e le terre vicine imbevute de’ suoi umori sarebbero ottime per coltivarvi gli agrumi. Le acque hanno anguille e trote molto stimate, e sono circa 30 individui che travagliano spesso nella pesca. Si formano i nassai disponendo de’ ripari in modo che il pesce portato dalla corrente debba uscire da un angusto sbocco e subito entrare in una rete o trappola di giunchi. Queste chiuse sono la cagione che il canale de’ fiumi si colmi in varii tratti, e rigetti le acque fuor delle sponde in una dannifica inondazione.

Selvaggiume. Nel Lahirrese passano molti cinghiali, ed è un gran numero di volpi e lepri. Le volpi sono molto detestate da’ pastori, i quali per impedire il danno delle greggie debbon vegliare intere le notti da mezzo il novembre sino a tutto gennajo.

I cacciatori posson essere fortunati se voglian cogliere pernici, quaglie, tortorelle, colombi ed altri uccelli gentili che occorrono frequentissimi. Nelle acque non mancano quelle specie più comuni che vi nuotano a pescare. Ma la famiglia più numerosa sono i passerotti, che nel tempo della seminatura cadono a nembi sopra i solchi a divorarsi i grani. Quelli che non possono tenere una guardia sul campo per ispaventar questi ingordi uccellini devono differire a dopo l’ottobre lo spargimento de’ grani e rinunziare a un raccolto che per la doppia germinazione de’ medesimi sarebbe doppio di quello che suol venire seminandosi tardi. Una non minor vigilanza devesi usare quando le spiche vengono a maturità, perchè quei maledetti le vuotano se non sian fugati da un attento guardiano. Un terzo del prodotto è assorbito da questi dispendii.

Popolazione. Nell’anno 1839 erano in questo paese anime 490, nel 1833 erano cresciute a 550, e nel 1840 a 592, delle quali 288 nel sesso maschile, 304 nel femminile, spartite in famiglie 150. Le medie del decennio danno nascite annuali 22, morti 17, matrimonii 5. Questa popolazione sarebbe più numerosa se non fossero state alcune influenze morbifere, le epidemie del vajuolo per i piccoli, ed altri morbi per gli adulti. Tra le seconde è ricordata la mortalità del 1813, nel qual anno per la contagione diffusa da un nulvese perirono 130 persone, e le più di buona età, per la malignità delle febbri che da quello erano state portate. Le malattie più comuni sono in inverno e primavera infiammazioni, nell’estate ed autunno febbri gastriche e periodiche.

Professioni. Sono in Lahirru famiglie agricole 120, pastorali 15, meccaniche 8. Quindi si possono notare due preti, un flebotomo e alcuni proprietarii consumatori. Le famiglie possidenti sono 114, le povere 28.

Le donne lavorano in circa 145 telai.

Alla scuola primaria non concorrono più di 7 fanciulli. Quelli che san leggere e scrivere non sorpassano i 25.

Agricoltura. I terreni di questo paese come lo sono generalmente gli altri di questa regione granifera sono feracissimi di frumento, orzo, legumi e granone. Ordinariamente si seminano rasieri (cioè starelli 3 1/2 di Cagliari) di grano 350, d’orzo 30, di legumi 50. Il granone si coltiva in quelle parti del maggese che possono essere irrigate. La fruttificazione comune del grano è al 12, dell’orzo al 15, delle fave al 14, de’ fagiuoli, piselli, ecc. all’8, del granone al 50.

Nelle terre dove scorrono rivoli in vicinanza del paese si coltivano cavoli, lattuche, cardi, cipolle ed altre specie, delle quali si manda una parte ne’ vicini paesi. Di lino se ne raccoglie a sufficenza.

Le viti producono uve nere e bianche di non molte varietà, e prosperano meglio che in altri luoghi del dipartimento. I vini hanno riputazione di molta bontà; però la quantità non risponde alla bibacità, ed è necessario per quelli a’ quali il vino è un bisogno di comprarne da altri paesi.

I fruttiferi vengon felicemente, e si hanno molte specie e varietà con una somma di individui non minore di 15 mila. La specie però più numerosa sono i mandorli che oltrepassano li 7 mila, e dà tanti frutti che sono sufficienti alle richieste de’ vicini dipartimenti. Gli agrumi vegetando felicemente in questo suolo dovrebbero invitare a studiar più sulla loro cultura e ad estenderla, come si dovrebbe pur fare rispettivamente a’ gelsi: ma pochi sono che intendono i loro vantaggi.

Terre chiuse. La quindicesima parte del Lahirrese è occupata da’ predi dove son coltivate le piante ortensi, le viti e i fruttiferi, e dalle tanche dove si tiene a pascolo il bestiame manso, e quando è magrezza nelle terre pubbliche anche il rude. Il lentisco (sa chessa) copre in gran parte la superficie di questi pascoli privati, e ingombra poi almeno un terzo del territorio. Quindi quando l’anno sia felice per questa specie è tanta la copia de’ frutti, tanta la raccolta che si riempiono circa 2000 barili d’olio, e se ne avrebbe assai più se il bestiame e massime le capre non ne fossero troppo ghiotte.

Pastorizia. Si nutrono tutte le solite specie di bestiame, vacche, pecore, capre, cavalle e porci. Numeravansi (anno 1839) nel bestiame manso buoi 200, vacche 30, cavalli 50, majali 40, giumenti 65; nel rude capi vaccini 350, cavallini 200, caprini 600, pecorini 250, porcini 95.

La spensieratezza e incuria che è nell’educazione del bestiame in questo e in molti altri luoghi della Sardegna, e la ignoranza della veterinaria, fa che le specie non posson nè migliorare, nè mantenersi in buon stato, nè crescere in numero. Se l’autunno sia secco patiscono le vacche e le cavalle, e non si occorre al danno se il vaccaro non fatichi a sfrondare gli olivastri e i ghiandiferi, e il cavallaro non guidi l’armento in luoghi umidi ed erbosi. Le pecore sono spesso soggette al vajuolo, e se in un autunno sterile le investano i pidocchi si riducono in pochi giorni a meno della metà, ove il pastore non le tenga sempre in moto di notte e di giorno, o non bagni le impure nell’acqua tepida, in cui quale siasi fatta bollire una sufficiente quantità di tabacco; le capre patiscono la tigna, e in questo male non hanno alcuna cura dai pastori perchè ignorano quel che debban fare; e finalmente i porci periscono per il mal di gola, se non diasi loro a mangiare orzo riscaldato nel forno.

Commercio. I lahirresi posson guadagnare dall’agricoltura, da’ grani, legumi, frutti e prodotti ortensi lire nuove 25 mila; da’ formaggi, capi vivi e pelli lire 22500, dalle opere d’industria lire 2500. Si commercia con i galluresi e montacutesi e con gli incettatori sassaresi.

Strade. Sono sempre difficili perchè svolte per luoghi montuosi, e nell’inverno per gli acquitrini e i fanghi. Il trasporto si fa sopra il dorso de’ cavalli. La proposta strada provinciale da Sassari in Gallura sarebbe di sommo vantaggio ed è per questo che si desidera.

Da Lahirru si va a Martis (miglia 2) in ora 1, a Nulvì (miglia 4), in ore 2, a Sedini (miglia 2,65) e Perfugas (miglia idem) ora 1, a Bulzi (miglia 2) ore 0,45 minuti, a Castelsardo (miglia 8) in ore 3 1/2. Nessuna di queste vie è carreggiabile.

Religione. I lahirresi sono governati nelle cose spirituali dal vescovo di Ampurias per un vicario assistito da un altro prete.

La chiesa parrocchiale ha per titolare s. Margherita vergine e martire.

Le chiese figliali sono denominate da s. Croce, dal Rosario e dal Carmine; le rurali da s. Ciriaco, da s. Michele e da s. Sebastiano, distanti di poco, e quella che è più, di soli dieci minuti.

Le feste principali sono per la titolare della parrocchia e per s. Sebastiano. In questa seconda si dà lo spettacolo della corsa.

Antichità.Sono in questo territorio otto norachi, e sono nominati de Scalaebba con opere esteriori, de Paza, Cultu, Binzales, s. Antonio con cinta esterna, Tiumoro, montigiu Columbas e montigiu de Rundines.

Nel salto che chiamasi di Battana intorno alla chiesa demolita di s. Vittoria, era il villaggio di quel nome, e ne sono chiari gli indizii nelle vaschette di pietra usate nelle vigne e ne’ molti rottami e fondamenti.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Laerru
15 Marzo: San Giuseppe
31 Maggio: Festa della Madonna
13 Giugno: Sant'Antonio da Padova
20 Luglio: Santa Margherita, festa della Santa patrona
1° domenica di Settembre: Sant'Isidoro e Santa Lucia